Meditazione quotidiana

L’ESPRESSIONE DELL’AMORE

“Rallegratevi del continuo nel Signore” (Filippesi 4:4)

Meditazione di oggi

Ci sono molte persone che non conoscono per niente questa gioia: il loro culto a Dio consiste essenzialmente nell’osservanza puntigliosa di servizi e doveri. La religione che si rallegra nel Signore deve avere qualcosa d’intenso e sincero, mentre la loro ha più a che vedere con l’abitudine che con il cuore. Non voglio dubitare della loro sincerità: la fede di cui danno prova è autentica ma, semplicemente, non ne hanno a sufficienza. Bisogna esercitare una certa pressione sull’acqua, perché questa sgorghi con vigore nella fontana della vita, zampillando verso il cielo con gioia e con colori iridescenti. Questo è il segreto: il culto, la riverenza e il dovere da soli non bastano a creare la gioia. Deve esserci una più intensa comunione con Dio, una completa devozione a Colui che è l’Amabile per eccellenza. Gesù è andato a cena a casa di un fariseo. Il banchetto è pronto, i servitori si adoperano alacremente, il padrone di casa si mostra gentile. L’ospite è onorato, la tavola abbonda ... tutto ci parla di una splendida accoglienza. Eppure, pare avere il sopravvento il galateo. Nulla di più di un’occasione formale, per quanto importante e solenne. Alla porta c’è una donna, fin troppo conosciuta, che guarda Gesù intensamente. Quando il Signore incontra il suo sguardo, lei riconosce una nota di tenera compassione, che la incoraggia ad avvicinarsi. Timidamente, con passo tremante, la donna avanza, si getta ai piedi di Gesù, li bagna di calde lacrime, li bacia e li asciuga con i propri capelli. Rompe un prezioso vaso di profumo, la cui fragranza si diffonde per tutta la casa: lo versa sui piedi del Maestro. Gesù le sussurra: “I tuoi peccati ti sono perdonati”. È da quel grande amore che sgorga la gioia. Il senso del dovere, con la meticolosità e il formalismo che lo accompagnano, non è sufficiente. Il cuore non può rimanere estraneo, il servizio deve ardere d’amore, se vogliamo gioire nell’Iddio della nostra salvezza. Può un credente permettersi di vivere senza questa gioia nel Signore? Nelle Scritture è ripetuta svariate volte l’esortazione a rallegrarsi. È senza colpa colui che passa sopra la Parola con leggerezza? La gioia è incoraggiata da ogni promessa e richiesta da ogni precetto. Non è forse il caso di sospettare di una religiosità tanto lontana dall’esempio fornito dalla Scrittura? La gioia è il frutto naturale dello Spirito e, se il frutto è assente, l’albero non serve a nulla. La Chiesa guarda sempre con commiserazione il mondo, e dice: “Non si possono raccogliere fichi dalle tue spine, né uva dal tuo pruno”. Se il mondo volesse esaminare il nostro giardino basterebbe un’occhiata: “I tuoi meli producono frutti selvatici: il fico soltanto foglie e i grappoli sono ancora acerbi”.


Torna alla pagina delle meditazioni