Risveglio pentecostale

LA SUPPLICA

LA SUPPLICA

“Dacci oggi il nostro pane quotidiano” Matteo 6:11

 

Sono quattro i requisiti che debbono convergere nelle nostre preghiere di supplica:

1) Conoscere il nostro bisogno (“il pane quotidiano”).

2) Presentarlo davanti a Dio nel nome di Cristo Gesù (“dacci oggi”).

3) Presentare i nostri bisogni con fede.

4) Attendere con fiducia e con perseveranza la risposta che a suo tempo arriverà.

 

Dopo che Gesù ha insegnato di chiedere: “Venga il Tuo Regno” poi Egli insegna: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”

Essere deboli, flaccidi, senza energie è spesso la causa del fallimento di una vita. Il Signore vuole che siamo forti, capaci di sopportare tutte le fatiche di un cammino spirituale che talvolta ci vede soccombenti, scoraggiati, demoralizzati. Il nostro pane quotidiano è il nutrimento che il Signore ha promesso di darci, l’elemento indispensabile per combattere contro il nemico delle nostre anime e giungere fino alla fine dei nostri giorni rimanendo fedeli e costanti.

Intanto la richiesta del pane rientra nella volontà di Dio: se lo chiediamo è Lui che ci autorizza di chiedere, perché è Lui che vuole offrircelo. È nel Suo programma, e dobbiamo chiederlo con insistenza.

Dobbiamo però rispettare il giusto metodo: dare alle cose di Dio la dovuta preminenza e poi “tutte le altre cose ci saranno sopraggiunte”.

Gesù nel deserto fu tentato dal diavolo, il quale Gli disse: “Di’ a queste pietre che diventino pane”. Ma Egli rispose. “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. La Parola deve diventare pane per noi, quando la applichiamo per la nostra crescita spirituale.

Gesù ci insegna che dobbiamo dipendere da Lui per tutte le nostre necessità.

Il cammino di fede comporta delle privazioni, ma alla fine ci accorgeremo che noi non siamo stati abbandonati. E che il Signore ha sempre provveduto ad ogni nostro bisogno, quando abbiamo sperato in Lui.

 

Dio è il nostro grande benefattore (DACCI)

La richiesta del pane è fondata sulle promesse di Dio. Ma è prima necessario essere Suoi figliuoli, per grazia.

La preghiera del credente deve essere rivolta a Dio come Padre. È Lui che provvede ad ogni nostro bisogno, sia materiale che spirituale. Benché in questa preghiera il vero proposito sia nella Sua continua benedizione e nel sostentamento quotidiano, che offre la Sua Parola, non possiamo però escludere l’assistenza quotidiana per i nostri bisogni e necessità economici.

È sempre in ogni caso alla mensa di Dio che dobbiamo attingere quanto ci è necessario che spesso la società di oggi ci nega, ma se confidiamo in Lui, non avremo mancanza di nulla.

La tentazione di Gesù nel deserto non deve mai farci perdere di vista il fatto che abbiamo un Grande Benefattore il quale al momento opportuno provvede ad ogni nostra necessità. Ma è soprattutto nella vita spirituale che dobbiamo insistere davanti al Signore perché Egli provveda la manna che scende dal cielo per edificarci, santificarci, illuminare le nostre menti e i nostri cuori.

 

Il pane ci appartiene (IL NOSTRO PANE)

Se Dio è nostro Padre, dunque anche il Suo pane ci aspetta, ci appartiene, sono nostre tutte le promesse della Sua Parola, è nostra la grazia che ci ha elargita in Cristo, nostra la speranza di entrare a far parte della eredità promessa, nostri sono i Doni dello Spirito Santo.

Potevamo forse essere come dei cagnolini (cfr. Matteo 15:26), ma ora siamo diventati figlioli, e come tali il pane quotidiano ci verrà provveduto dal Padre! Ma a condizione che lo chiediamo!

Abbiamo ricevuto l’invito a prenderlo così come Lui ce lo offre, per mezzo della fede. A Israele fu data in eredità la Terra Promessa, ma ad una sola condizione: “Ogni terra che il vostro piede calcherà, sarà vostra” (Gios.1:3).

La promessa della terra non escludeva la sua presa di possesso. Dio non dice a ciascuno: “Il vostro pane è qui, davanti a voi, prendetelo. Ma se siete pigri, svogliati, sonnacchiosi non preoccupatevi più di tanto. Io vi imbocco come la mamma fa con i neonati e i lattanti”.

Se è vero che non siamo come dei cagnolini ma dei figliuoli, è anche vero che non siamo però neanche neonati né lattanti; dobbiamo essere persone mature e responsabili, cui il nostro Padre celeste insegna a chiedere, senza fare capricci. Lui è il grande benefattore, l’amico fidato della Parabola, e noi non saremo importuni a chiedere: dobbiamo bussare alla Sua porta, con insistenza e perseveranza.

Inoltre Gesù non ci ha insegnato a dire: “Dacci oggi la nostra briciola di pane”. Il pane è la Parola di Dio. Purtroppo molti credenti sanno prendere da questa abbondanza di benedizioni soltanto una briciola.

Alcuni si accontentano del sermone della domenica, altri si limitano a leggere qualche versetto della Parola di Dio prima del pranzo, o al mattino come per abitudine.

È una briciola, mentre Dio ci offre pane e lo fa in abbondanza affinché possiamo essere sempre vittoriosi, avere forza spirituale e combattere le battaglie di Dio contro le insidie del diavolo.

Non facciamo così per le nostre esigenze economiche. Il mondo insegna la corsa alla ricchezza. Dobbiamo dire: “Dacci la porzione sufficiente di pane!”. Questa è la vera preghiera.

 

Dio ci provvede sempre (QUOTIDIANO)

Dio non è soltanto un grande benefattore, ma provvede sempre per i nostri bisogni il pane è quotidiano.

Talvolta si è sentito ripetere: “È conclusa l’era dei grandi risvegli, la chiesa dei primi tempi era quella vera della Pentecoste; ai miei tempi, Dio si manifestava di più. Aspettiamo la pioggia dell’ultima stagione”.

Così riguardiamo al passato o rimandiamo al futuro la richiesta del pane, quando invece Dio ci dice di chiedere il pane quotidiano, Lui non cambia: “Gesù è lo stesso, ieri, oggi e in eterno” (Ebrei 13:8).

Così molti vivono di ricordi e di speranze.

È vero che il ricordo delle grandi opere di Dio ci aiuta spesso a rinnovare la nostra fede e a fortificarci, ma è anche vero che dobbiamo aver fiducia che Lui è sempre disponibile a rispondere alle nostre preghiere.

Al tempo del pellegrinaggio di Israele nel deserto, la tavola di presentazione dei pani era sempre davanti all’Eterno e quei pani simboleggiavano l’assistenza quotidiana per le dodici tribù di Israele.

Pane quotidiano è la richiesta che il Signore Gesù ci suggerisce di fare al Padre del continuo.

Anche Israele nel deserto mangiava la manna quotidianamente e quando si alzava la mattina sapeva che quel cibo era lì, in attesa di essere preso e posato nella mensa.

Dio è dunque sempre disponibile, ma ciò che ostacola l’adempimento della Sua promessa è talvolta una carità spenta, una fede finta, la nostra pigrizia e la nostra indifferenza.

Quando chiediamo: “Dacci il nostro pane quotidiano”, Lui non ci dice: “Il pane che cerchi è finito, non è possibile dartelo, se non in piccola quantità, limitata”. Non è vero che oggi non è più il tempo per le conversioni: noi sappiamo che nei granai di Dio c’è abbondanza di pane ancora oggi e per tutte le generazioni!

 

Il tempo in cui quel pane può entrare nelle nostre mense. (OGGI)

Dobbiamo essere perseveranti. La Parola dice: Oggi.

Non possiamo vivere se in un giorno mangiamo una grande quantità di cibo, e per i rimanenti giorni stiamo a digiuno. Eppure molti credenti ragionano così: la domenica o al massimo qualche culto durante la settimana.

Il pane ci appartiene. Siamo figliuoli di Dio e l’eredità promessa ci appartiene, ma anche le Sue benedizioni quotidiane, in virtù delle Sue Promesse.

Dobbiamo essere fiduciosi che Lui non mancherà di attuare le Sue promesse nella nostra vita.

Michele Rutigliano

 


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